2a Esperienza di Faraday:

conduttore fermo, magnete in moto

 

Dopo circa un mese e mezzo dalla prima esperienza Faraday condusse una seconda esperienza utilizzando l'apparato mostrato in figura costituito da:

 

 

Egli si accorse che avvicinando il magnete alla bobina l'amperometro registrava la circolazione di una corrente indotta.

Tale corrente circolava nella bobina durante l'intervallo di tempo in cui il magnete era in movimento e s'interrompeva quando il magnete era fermo.

 

 

Quando si allontanava il magnete dalla bobina il verso della corrente indotta era opposto a quello del caso precedente.

Inoltre, l'avvicinamento del polo Nord del magnete alla bobina equivaleva (nell'eventualità che il magnete fosse capovolto in modo da rivolgere il suo polo Sud verso la bobina) all'allontanamento del polo Sud, ovvero il verso della corrente indotta nella bobina quando si avvicinava il polo Nord coincideva con quello della corrente indotta quando si allontanava il polo Sud e viceversa.

Inoltre gli effetti erano sempre gli stessi, sia che il solenoide fosse fermo rispetto all'osservatore e il magnete fosse in moto, sia invece che il magnete restasse fermo e il solenoide fosse in moto.

Ciò che contava era dunque il moto relativo del magnete rispetto al solenoide.

 

Guarda il video!

 

Questa esperienza, insieme a quella già esaminata in precedenza (1a esperienza di Faraday), consentì al fisico inglese di individuare quale fosse la causa del fenomeno delle correnti indotte nel circuito considerato.

Ebbene egli capì che, a monte della fenomenologia osservata, vi era un'unica causa di natura fisica: la variazione del flusso del campo magnetico concatenato con il circuito considerato. Tale variazione del flusso occorre allorché:

 

Relativamente a quest'ultimo punto puoi tu stesso verificare ciò che accade cliccando qui....

 

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